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Riqualificazione Urbana Lungomare Sud Pescara

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Lo stadio Adriatico occupa una posizione baricentrica tra tre poli di grande potenzialità urbane: il porto turistico a nord, da sviluppare nelle aree restanti fino a lambire le pertinenze dello stadio medesimo; il polo terziario universitario-giudiziario ad ovest, in corso di completamento; il nodo infrastrutturale di accesso alla città a sud, da qualificare. A fare da connettivo tra i tre poli è il polmone verde della storica pineta D’Avalos;[…] è quanto rimane del piu ampio sistema delle pinete costiere che fronteggiavano il mare prima delle urbanizzazioni, frazionato in quattro settori delle strade di accesso alla città e separata dal mare dalla litorale divenuta anch’essa via di accesso. È un’area che ha perso i suoi connotati originali di luogo naturale[…]

Quest’area, strategica nella sua posizione, ancorché  erosa nella sua naturalità e disgiunta nei suoi rapporti di origine è assunta tutta intera quale ambito di intervento unitario[…] L’ambito di intervento complessivo individuato ha connotazione e dimensione tali da consentire ampi margini d’azione alla reinvenzione di un luogo che non vuole essere semplicemente quella dello stadio, ma di un parco urbano modernamente concepito. La reinvenzione, intesa come atto volto a rivedere le cose che esistono in modo nuovo, sotto questa luce si gioca essenzialmente sulla ricerca di connessioni inedite che abbiano la capacità di articolare ciò che esiste, di collegare ciò che è disgiunto, di integrare ciò che manca[…] Intendo prioritaria a tale scopo la predisposizione di condizioni e disposizioni idonei a sviluppare flussi trasversali  di relazioni, congruenti con i fini che si intendono raggiungere e compatibili con la realtà dei luoghi. Perché quest’ultimo requisito sia soddisfatto è opportuno che le scelte di programma scaturiscano dalla realtà medesima, nel senso che siano derivate dal vaglio critico delle potenzialità effettive che essa ha di recepire il cambiamento desiderato. Tale atteggiamento speculativo nel senso specifico del termine, esclude l’assunzione di forme preconcette definite e privilegia l’attivazione di processi formativi aperti, ovvero la formazione di assetti instabili nei quali si assumerà valore significante il modo stesso del loro prodursi. Nel qual senso si riveleranno non affidabili repertori d’immagini gia noti e sarà opportuno indirizzare la tensione progettuale all’esplorazione di nuove possibilità espressive. Tutto questo ben si adatta ad un città in divenire come Pescara che ha sempre mostrato sin dalle sue origini una naturale propensione al nuovo[…] – Proposte innovative per lo studio di Pescara- di Carlo Carmine Falasca, Spaziosport, no 122 giugno 1999

GRADIENTE DI VITALITA’ – L’elemento che maggiormente distingue la città contemporanea da quella “antica” sembra essere la sua dinamica interna, l’accelerazione della crescita fisica e l’intensità delle sue trasformazioni. Una realtà, dunque, caratterizzata dalla molteplicità degli eventi nella sua variabilità, dove la difficoltà maggiore è rappresentata della gestione delle trasformazioni attraverso  la ricerca di nuovi strumenti capaci di controllarne l’evolutività. In una realtà cosi complessa e instabile, il paradigma di rete  costituisce un valido strumento di lettura e gestione in quanto, attraverso la costituzione del modello e la sua articolazione, ne restituisce una visione sintetica: “il paradigma di rete non pretende di esaurire tutta la realtà ma solo di sondare la capacità euristica di un nuovo modo di porre problemi e cercare soluzioni”1 . Il modello si costituisce parallelamente all’elaborazione dell’immagine dell’ambito di intervento, con essa si evolve e ne costituisce lo specchio delle riflessioni progettuali. Una sorta di grande mappa in cui i nodi e le aste si caricano di significati reali e potenziali; dove ciascun nodo individuato all’interno della rete può garantire la presenza di attività integrative compatibili ma non in misura tale da compromettere quei livelli minimi vocazionali, funzionali e fruizionali che saranno in ogni caso preservati quali invarianti del progetto. Ipotizzare la presenza di reti per la gestione, la sorveglianza, il monitoraggio ambientale oggi e possibile grazie all’informatica che mette a disposizione strumenti in grado di analizzare informazioni molteplici che, rielaborate, ne restituiscono il modus vivendi. Il gradiente di vitalità, risultato ultimo di questa elaborazione, attraverso lo schema di assetto, il diagramma di interferenze, le aree di influenza e lo spettro, fornisce una chiara visione del comportamento del modello di rete nel tempo. La valutazione del fattore tempo, nel processo progettuale, diviene una variabile fondamentale per il “progetto degli effetti” che un determinato intervento comporta sull’evoluzione dell’organismo urbano. Tutte le informazioni elaborate, inoltre, possono essere integrate da dati provenienti da aree di studio diversi, quali economici e sociologici, per avere un quadro completo della complessità della rete. “Nel 1941 Sigfried Giedion definì il tempo come la quarta dimensione dell’architettura. Giunti alla fine del ventesimo secolo, l’informazione dovrebbe essere considerata come la quinta dimensione.”2 Grazie all’elettronica, infatti, tutte le estensioni dell’uomo, comprese le città saranno tradotte in sistemi di informazioni. E così come la società industriale si è trasformata in una gigantesca macchina, la società informatica sarà simile ad un complesso sistema nervoso, pronto a captare dati dall’esterno a a trasmetterli per rielaborarli; e la rielaborazione implicherà continue metamorfosi. L’obbiettivo sul lungo termine di un sistema simili è di creare un “data base” di informazioni come base di conoscenza per la progettazione architettonica, fondata su dati molteplici continuamente aggiornati e in grado di dare nuovi assetti alla rete, congruenti con l’evoluzione della realtà

1Di Nicola Paola, La rete: metafora dell’appartenenza-analisi strutturale e paradigma di rete, Fracoangeli, Milano 1999. 2Gerhard Schmitt, Information Architecture, Testo&Immagini, 1998

PEDONALIZZAZIONE DEL LUNGO MARE – Attraverso la creazione di un sistema di interscambio modale, destinato a filtrare i flussi provenienti da sud e a costituire un serbatoio di posti macchina a servizio diretto della pineta D’Avalos, dello stadio e del mare nella stagione balneare, è possibile ipotizzare la chiusura pressoché totale del tratto di lungomare che va dalla Playa fino alla Fondazione Papa Paolo VI. La limitazione dello scorrimento longitudinale è possibile se relazionata alla deviazione dei flussi in entrata da sul sud margine esterno ovest della pineta. La pedonalizzazione del lungomare, ristabilisce il rapporto tra città e mare e , attraverso l’articolazione di sequenze spaziali suscettibili di una pluralità di stati emozionali, potenzia notevolmente il gradiente di vitalità.  L’ampia sezione stradale recuperata, si trasforma in un’area destinata al tempo libero (piste ciclabili, installazioni d’arte temporanea, verde pubblico attrezzato, ecc.) congruenti con le attitudini dell’area.

IL CONTROLLO MULTIFRATTALE – La funzione principale dell’analisi multi frattale è quella di fornire una visione immediata dell’andamento vitale di un’area di studio finalizzata al controllo e alla gestione. Il nome multi-frattale deriva proprio dalla geometria teorizzata dal matematico francese Benoit Mandelbrot secondo cui, dietro l’apparente casualità e irregolarità della forma naturale si nasconde un ordine non immediatamente percepibile. Un oggetto frattale, infatti, per quanto apparentemente complesso, è in realtà il risultato dell’aggregazione di un grandissimo numero di sue copie ridotte generate per auto-similitudine; ciò significa che ingrandendo un qualsiasi tratto di curva si visualizza un insieme di particolari altrettanto ricco e complesso del precedente (questo procedimento di “zoom” può proseguire all’infinito). Concettualmente, l’idea chiave di Mandelbrot, è applicabile allo studio dell’organismo urbano che, per la sua complessità, può essere equiparata a un oggetto frattale. Ciò è possibile soltanto se intendiamo la sua complessità come il risultato dell’interazione delle decisioni di un gran numero di individui che utilizzano lo spazio urbano per creare un complesso sistema di relazioni sociali e produttive trasformandone le destinazioni d’uso secondo le convenienze nella misura delle capacità e possibilità di intervento. L’intreccio apparentemente inestricabile di questa molteplicità di relazioni diviene leggibile e di conseguenza trasformabile solo attraverso la possibilità offerte dalla geometria frattale relativamente alla descrizione e manipolazione di strutture gerarchiche organizzate su più livelli dimensionali (strutture multifrattali)1.  L’intervento urbanistico, quindi, si configura come definizione, gestione e manutenzione del macrosistema organizzativo che sostiene l’evoluzione dell’organismo urbano (sistema di rete non gerarchica); tale compito richiede una capacità di lettura e di governo delle trasformazioni che si producono, interdipendentemente, su una moltitudine si scale dimensionali distinte. Per questo dobbiamo guardare a un processo che non può essere situato aprioristicamente ad una scala determinata ma un intreccio diffuso a tutte le scale. Tutto ciò si traduce in uno strumento costruito da una griglia in grado di misurare i flussi di fruizione di un macrosistema generando delle forme che al suo interno sono costituite da figure simili alle prime ma situate ad una scala dimensionale diversa(microsistema). La filosofia che muove alla base delle geometria frattale viene pienamente espressa attraverso questo procedimento di “zoom” continuo che fornisce un numero di informazioni ugualmente ricco e complesso nelle varie discese di scala. Il quadro di informazioni che ne viene fuori ci consente di avere un idea chiara sul modus vivendi di un’area di studio perché esse sono arricchite dal fattore tempo che viene studiato contemporaneamente su più livelli dimensionale: anno solare, diviso in periodo estivo e invernale, settimana, divisa per giorni feriali e festivi, e giornata studiata nelle ventiquattro ore. Questo strumento dovrebbe aiutare a capire un pò meglio la realtà in continuo divenire in sui siamo immersi e di conseguenza fornire all’architetto, o a chi per lui, le informazioni necessarie per intervenire sull’evoluzione di un organismo urbano. 1L’ordine nascosto dell’organizzazione urbana – Franco Donato, Lorenza Lucchi Basili, Fracoangeli 1996

“[…]la scelta, ormai inevitabile, di limitarsi a interventi “strategicamente” circoscritti  rispetto ad uno spazio urbanizzato continuo dai confini ambigui, si accompagna all’emergere di una nuova cultura urbana, fondata sul riconoscimento di una molteplicità di identità collettive etnicamente, socialmente e territorialmente caratterizzate, ciascuna delle quali dotata di una propria concezione del “limite” urbano, di una propria modalità di percezione e identificazione delle emergenze significative. Diviene cosi essenziale distinguere tra due livelli di pianificazione: un livello intensivo, nel quale concentrare in massima parte l’intervento attraverso la realizzazione di poli di qualità urbana,con l’intervento di orientare le destinazioni d’uso degli spazi secondo modalità socialmente ottimali, promuovendo una stretta integrazione delle funzioni terziarie, residenziali, produttive e più in generale delle varie dimensioni della relazionalità urbana; ed un livello estensivo, dove l’intervento è più leggero e graduale, all’interno di una prospettiva tesa a recuperare e valorizzare l’esistente quando possibile. [… ]  nelle aree ad azione intensiva questi piani programmano sempre attrezzature direzionali attraverso direzioni private e pubbliche, cioè nuovi insediamenti del terziario di valore strategico per il futuro della città e del comprensorio. Ma questi insediamenti sono previsti in modo strettamente integrato a nuove funzioni residenziali, ricreative, commerciali, produttive e sociali, allo scopo deliberato di evitare ogni monufunzionalità” – Tratto da: L’ordine nascosto dell’organizzazione urbana di  Franco Donato, Lorenza Lucchi Basili, Francoangeli 1996