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Piazza Nassirya a Canicatti (AG) – 1° PREMIO

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Lo studio della morfologia urbana del sito caratterizzato dalla presenza di edilizia residenziale pubblica e di completamento (ancora in espansione), dalle classiche forme che fotografano la maggioranza delle attuali periferie italiane, è stato il punto di partenza dal quale è scaturita la volontà di non cercare relazioni contestuali (data la povertà di linguaggio) ma pensare ad un elemento che partendo dalle connessioni viarie esistenti (via L. Pirandello, via Ducezio, via Regina della Pace) divenisse polo di attrazione del quartiere in cui gli abitanti della zona potessero riconoscersi. Considerando le differenze di quote altimetriche e muovendo dall’idea che l’intervento dovesse trasformare Piazzale Nassirya e l’area verde in un unico elemento aggregante, volano di riqualificazione sociale ed umana,  si è colta l’occasione per sperimentare un intervento dalle forme morbide, con linee avvolgenti che lasciassero dialogare costantemente fra di loro i due elementi principali del progetto: il parco e l’area a parcheggio.  Visto dall’alto (ma anche dalle abitazioni prospicienti), tutto l’intervento appare come un quadro astratto in cui le forme vengono definite dagli ambiti di appartenenza, dalla viabilità e dalle scelte materiche.  Un quadro mutevole che, come meglio descritto in seguito, con i suoi colori racconta il cambio delle stagioni, lo scorrere del tempo attraverso i continui cambiamenti naturali.

L’AREA A PARCHEGGIO

La parte destinata a stazione degli autobus o semplicemente a parcheggio, viene migliorata attraverso due interventi fondamentali ovvero la realizzazione di un bar quale elemento cerniera tra l’area e il parco e la risistemazione del parcheggio con la realizzazione di una nuova isola pedonale centrale dalle forme armoniose. La matrice delle linee morbide viene continuamente riproposta ovunque: nella pavimentazione a terra così come nella realizzazione delle aiuole, nelle sedute in cemento o nella copertura del bar. La stessa peculiarità la ritroviamo nelle pensile deputate alla sosta degli autobus e caratterizzate da ampie aperture centrali in corrispondenza delle aiuole, destinate alla crescita delle alberi presenti (da recuperare in fase di rimozione dell’esistente) e nuovi da impiantare. Questo rapporto di compenetrazione tra artificio e natura viene espresso anche negli elementi portanti delle pensiline che sono pensati alla stregua di esili tronchi di albero: tubi di acciaio che si intrecciano per sorreggere una chioma in lamiera grecata.

Il bar, una struttura di mt 19.00 x 4.50, è quasi completamente vetrato e rappresenta l’elemento cardine dell’area: punto di incontro per i giovani (e non solo) di quartiere, diviene la sola struttura a servizio dell’intervento durante tutto l’anno. Al suo interno sono localizzati i servizi igienici per il pubblico oltre che dei blocchi destinati alle biglietterie automatiche; esso si pone tra l’area a parcheggio e il giardino “inferiore” che fa da filtro alla vista del muro di contenimento (in parte già esistente e del quale si riprende il segno e la struttura) che delimita quest’anticipo di parco. La copertura del bar, realizzata in lamiera grecata, accoglie un tetto giardino che diventa appendice stessa del parco sovrastante.  Dall’isola centrale del parcheggio, osservando il bar, è possibile mirare il susseguirsi di naturale e artificiale: gli alberi presenti davanti al bar, le vetrate della zona ristoro, gli alberi del giardino inferiore,  gli “alberi” portanti delle coperture per finire al tetto sul quale si scorge il vero e proprio parco.

IL PARCO URBANO

Quale contrappunto dell’area a parcheggio, il parco rappresenta la naturale continuazione dell’intervento. Qui la matrice delle linee morbide (dettate dal dislivello del terreno) genera una serie di elementi (aree di sosta, zone a giardino botanico, zone alberate) e traccia i 310 metri del percorso footing (n.b. allargando la sezione è possibile trasformarlo in pista ciclo-pedonale).

Come una trasmissione a cinghia, il percorso footing si avvolge tutt’attorno alle aree di sosta generando dinamicità e mettendo al centro proprio l’elemento che porta il nome stesso all’area: la stele di Nassirya.  Le aree di sosta sono caratterizzate da pavimentazioni in legno dotate di panchine, attrezzature ginniche per il percorso vita e dalla presenza di alberi autoctoni quali limoni e aranci; solo l’area di sosta con al centro la stele di Nassirya prevede la realizzazione di una pavimentazione centrale con pietra di Noto, sistema di illuminazione dal basso e la presenza di ulivi quale simbolo di pace. Le aree di sosta sono delle vere e proprie isole di aggregazione sociale, dove contemporaneamente è possibile trovare anziani, bambini, sportivi ma anche semplicemente coppie di fidanzati o gruppi di amici. Gli ingressi al parco avvengono ai “quattro angoli” in maniera tale da essere facilmente  accessibile ovunque. Lungo il percorso footing e agli ingressi al parco e nell’area a parcheggio, sarà previsto un sistema di illuminazione a palo puntiforme tipo IRoad o Lavinia di IGuzzini.

Le fasce più esterne del parco, con pendenza maggiore, verranno piantumate con essenze arboree e arbustive mediterranee (Pinus, Castanea sativa, Cedrus, Genisteae) e qualche composizione di Opuntia ficus-indica. Il progetto del verde trova la sua massima espressione nel giardino botanico: si tratta di un’importante collezione che ripropone alcuni dei principali biotopi tratti dalla macchia mediterranea, in prevalenza sempreverde, caratterizzata da un interessante polimorfismo.

Il progetto ha selezionato quattro diversi tipi di macchia, consorzi arbustivi omoclimatici associati a climi caldo-aridi. Le piante sono disposte per gruppi che formano habitat adatti al futuro naturale sviluppo della vegetazione, facilitandone nel tempo la coltivazione e riducendone di conseguenza gli oneri di gestione e manutenzione. Si tratta inoltre di piante rustiche, poco esigenti in termini irrigui. La vegetazione forma una ricca palette di colori, per le fioriture variopinte e per i diversi toni di verde del fogliame. Visto da lontano e dalle abitazioni prospicienti, il giardino botanico è una distesa di verde cangiante che ricopre il parco urbano e che in primavera si arricchisce delle fioriture gialle dell’elicriso, di quelle bianche o rosa dei cisti, di quelle azzurre del camedrio, e nella tarda estate sino all’inverno si accende dei rossi delle euforbie e del lentisco. I materiali utilizzati (Pietra di Noto, Pietra Lavica, Pietra arenaria di Siracusa) sono stati  scelti sulla base della provenienza locale per la limitare l’impatto ambientale dell’intervento.